venerdì 21 novembre 2008

Alla ricerca della pietra filosofale

(William Fettes Douglas, L'alchimista)

Il termine alchimia deriva dall'arabo al-kimiya o al-khimiya (الكيمياء o الخيمياء), dall'articolo al- e la parola greca khymeia (χυμεία) che significa "fondere", "colare insieme". Un'altra etimologia lo collega con il termine cinese kim-iya che significa "succo per fare l'oro". Gli alchimisti furono i precursori degli attuali chimici e perseguivano la pietra filosofale che li avrebbe portati a creare la panacea universale, a conquistare l'onniscienza e a trasmutrare i metalli in oro e argento.

La trasmutazione dei metalli in oro simbolizza un tentativo di arrivare alla perfezione. Gli alchimisti credevano che l’universo stesse tendendo verso uno stato di perfezione e l'oro era considerato la più perfetta delle sostanze, in quanto incorruttibile. Era anche logico pensare che riuscendo a svelare il segreto dell'immutabilità dell'oro si sarebbe ottenuta la chiave per vincere le malattie ed l’invecchiamento. La scienza dell'alchimia ebbe una notevole evoluzione nel tempo, iniziando quasi come un'appendice metallurgico-medicinale della religione, trasformandosi nel misticismo ed alla fine fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne. Il declino dell'alchimia fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche.

Ma l’alchimia non è sparita del tutto, nel corso degli anni è stata uno dei temi letterari preferiti da molti autori come Gabriel García Márquez che in Cent’anni di solitudine racconta le vicende di un alchimista chiamato Melquíades, Paulo Coelho ha intitolato un suo famoso romanzo L’alchimista, anche Umberto Eco parla di questa pseudoscienza ne Il pendolo di Focault e, infine, J.K.Rowling ha intitolato il suo primo libro Harry Potter e la pietra filosofale (vedi).

Ma l’alchimia persiste soltanto nelle opere letterarie? Se cliccate qui scoprirete che la pietra filosofale non è poi tanto lontana...

giovedì 20 novembre 2008

Tempo di calendari

(foto da www.corriere.it)
Ancora non è iniziato il bombardamento mediatico pre-natalizio, ma l’anno nuovo è alle porte, e i calendari di uomini, animali, pianeti, uniti da uno stesso destino, attirano la nostra attenzione e ci fanno riflettere, con un bel po' di malinconia e tanto amaro in bocca, sulle pecche e le virtù del tempo in cui viviamo.
Ci sono molti calendari di organismi internazionali o associazioni, piccole e/o grandi, che hanno in comune l’impegno per un mondo dove si rispettino diritti e principi.
E se ancora non avete scelto il calendario da appendere nella vostra casa per l’anno che verrà, date un po’ uno sguardo a quello di Emergency, con le vignette di Vauro Senesi.


(foto da www.corriere.it)

“Un calendario di vignette. Qualche tratto e qualche parola. Tutto lì. Ma lì, a volte, c’è tutto davvero”. Così si apre il calendario 2009 di Emergency. La matita di Vauro mette a punto un Calendario il cui ricavato andrà all’Associazione di Gino Strada. I disegni raccontano l’impegno per la pace e per l’attuazione dei diritti umani di Emergency: dalla lotta alle mine antiuomo all’impegno per l’accesso a una sanità gratuita e di qualità per tutti i cittadini del mondo.



(foto da www.corriere.it)


“Il sorriso è su noi stessi e ci impedisce di archiviare ricordi, paure, bisogni e speranze. Ci fa presenti al nostro tempo, al mondo”. Mese dopo mese, le vignette di Vauro ci racconta il tempo in cui viviamo.
I sorrisi che ci strappano Vauro ed Emergency sono amarissimi ma fanno tanto, tanto bene!!!.
A noi e alle popolazioni che subiscono la guerra!!!

mercoledì 19 novembre 2008

L'arte di (non) fare le valigie


(foto da internet)

Odiate far le valigie? Siete terrorizzati dai bagagli ingombranti? Vi ripetete, ad alta voce, poco prima della partenza: "Avrò preso tutto?" o "Se mi smarriscono la valigia che cosa farò?".
Se avete risposto affermativamente alle domande sopraccitate, niente paura: qualcuno ha già trovato la soluzione giusta. Dagli USA arriva il primo servizio al mondo di gestione del guardaroba; si chiama Flylite e funziona da circa un anno.
Per adesso è riservato esclusivamente al turismo d'élite americano e, stando ai benefici della ditta, i clienti non mancano. Flylite lava i vestiti ai clienti, li imbarca su un aereo e li fa trovare stirati e spazzolati nella camera d'albergo del viaggiatore.
Funziona così: tramite internet, il cliente fissa un appuntamento con la ditta. Un impiegato di Flylite consegnerà al cliente una valigia vuota. Il cliente in questione dovrà riempirla con tutto l'occorrente. La valigia verrà ritirata a domicilio da Flylite e il gioco è fatto.
Da quel momento, infatti, la ditta penserà a tutto e il cliente ritroverà la sua valigia nella camera d'albergo. Il sito web di Flylite è una valigia virtuale: il cliente potrà scegliere, sino a dodici ore prima della partenza, quali indumenti farsi portare.


(foto da internet)

I costi del servizio sono elevati: solo l'iscrizione costa 500 dollari. Il costo per ogni viaggio è di circa 100 dollari. Per adesso Flylite lavora solo con viaggiatori in partenza dagli USA ma, visto il successo dell'iniziativa, la ditta sta pensando di aprire a nuovi mercati.
Per ora, noi comuni mortali siamo ancora condannati a far forza con le ginocchia per chiudere i bagagli ingombranti, a lavare la biancheria intima nei bagni degli alberghi e a leggere siti como questo per poter fare le valigie...

martedì 18 novembre 2008

Poesie ermetiche

(foto da internet)

Agli inizi del ‘900 un gruppo di scrittori italiani fu costretto dalla censura fascista a scegliere tra due possibili strade: o scrivere propaganda anti-regime per il grande pubblico, o chiudersi in un proprio mondo esclusivo e raffinato di parole e di sentimenti, espressi in un linguaggio giocato sull’allusione, destinato a pochi lettori. Così nacque l’ermetismo, uno fra i più importanti movimenti poetici italiani del ventesimo secolo, fondato da Eugenio Montale (ascolta alcune poesie >>, >>, >>) e Giuseppe Ungaretti (ascolta alcune poesie >>, >>). Il suo nome procede dalla definizione, coniata in senso dispregiativo, che diede titolo al saggio La poesia ermetica di Francesco Flora. Questo critico la definisce una poesia volutamente oscura e di difficile comprensione, dovuto soprattutto all’uso eccessivo di analogie.
Per gli ermetici la letteratura era un modello di vita assoluto, atemporale, lontano dalle tematiche tradizionali e perseguivano un’espressione poetica di forte carica espressiva, libera da ogni vincolo comunicativo. La guerra aveva distrutto la fiducia negli uomini e nel mondo e i poeti si rinchiusero in un mondo personale, fatto di parole scelte accuratamente per esprimere ciò che volevano trasmette. Opere brevi, ma dense di significato. Indifferenti alle regole, ripudiano la poesia classica e costruiscono poesie che distano poco dalla prosa. Eppure non si tratta di prosa, ma di poesia pura che si esprime con termini essenziali. Il risultato è di una bellezza sorprendente.

Uno dei principali esponenti di questo movimento è Salvatore Quasimodo, che nella sua opera Oboe sommerso mostra le principali caratteristiche formali di questo nuovo modo di fare poesia: un linguaggio evocatore, l’uso di sostantivi assoluti senza articolo, i plurali indeterminati e le immagini oniriche.
(foto da Mymovies)

L’ermetismo esercita un fascino notevole ancora oggi ed ha lasciato tracce in opere di alcuni autori odierni. Il musicista Jan Kaczmarek, ad esempio, ha musicato Fatica d’amore, un poema di Quasimodo, per la banda sonora di Washington Square (vedi), trasposizione cinematografica del capolavoro letterario di Henry James.
Fatica d'amore, tristezza,
tu chiami una vita
che dentro, profonda,
ha nomi di cieli e giardini.
E fosse mia carne
che dono di male trasforma.
Neanche Franco Battiato è riuscito a sottrarsi alla bellezza di questa poetica ed in una sua canzone, Scalo a Grado (vedi), parafrasa un poema di Ungaretti a cui si allude nel video che potete vedere in seguito. Potreste scriverci il paragrafo della canzone in cui l’autore siciliano allude al famoso, nonché brevissimo, poema? Se volete saperne di più su questo autore, vi consigliamo di dare un' occhiata a questo video, in cui Giovanni Bivona (alias Il Dotto) parla non poco del suo ammirato (l)Ungaretti.

E voi che ne dite? Vi piace la poesia ermetica?

lunedì 17 novembre 2008

La barba..., ma non dal barbiere!


(foto da internet)

Che barba! L’espressione, in questo caso, va presa alla lettera e non come sinonimo di noia.
A guadagnarsi il punto esclamativo, infatti, è la folta peluria che si sprigiona dalle guance e dal mento di Karl Marx. Una singolare classifica pubblicata sul sito del quotidiano britannico Times la elegge la “barba più famosa della storia”. Il giudizio, ovviamente, è opinabile. Ma se l'idea sembra scherzosa, l’occasione che ha spinto a redigere una simile graduatoria è serissima: l’esposizione della barba di Charles Darwin, a una mostra al National History Museum di Londra, in celebrazione del bicentenario della nascita del grande naturalista. La mostra arriverà anche in Italia.


(foto da internet)

Nel corso dei secoli è sempre stata considerata un simbolo di saggezza e ancora oggi grandi intellettuali nostrani come Umberto Eco e Luciano De Crescenzo continuano a portarla. La barba, naturalmente, si allunga o si restringe, e qualche volta scompare del tutto, a seconda dei periodi storici e delle mode. Quella lunga e grigia alla Marx non si vede più in giro, tranne che fra i musulmani convinti; quella di tre giorni che appena incornicia il volto, viceversa, è stata indicata recentemente da un sondaggio come il massimo della sensualità maschile, secondo le donne.

(foto da internet)

Come un uomo comincia la sua giornata? Azzardiamo: con farsi la barba. Dal libro che racconta la storia del rasioi e della rasatura, Rasoi e lame, barbe e baffi, l'autore (Franco Lorenzi) fa notare quanto la barba occupi una parte importante della vita di ogni uomo. Ma, attenzione, se la maggior parte degli uomini si fa la barba a casa, c'è ancora un'esigua fetta di popolazione che non vuole rinunciare ai riti e alle usanze di un tempo e quindi preferisce il vecchio e caro barbiere.
L'antico mestiere del barbiere, l'artigiano della barba, l'arrotino dei baffi o lo stilista del capello brillantato, quel mestiere, appunto, che un tempo era considerato un lavoro di tutto rispetto, in uno scalino intermedio, poco sotto il medico condotto e il sindaco del paese e sopra i ceti sociali più umili, al giorno d’oggi quasi non esiste più, forse per la mancanza di “maestri dell’arte della barba” o per una certa “repulsione” al servizio barba da parte dei “nuovi” parrucchieri, o meglio stilisti, che lo vedono come un servizio accessorio, non necessario, da offrire alla clientela.

venerdì 14 novembre 2008

Non solo musica

(foto da internet)

Il giorno del suo diciottesimo compleanno riceve da suo padre un regalo bellissimo ed insolito, una frase:

Quando entro in casa e sento musica, so che ci sei, perché sei fatto di musica. Come per sua madre, tua madre era di jazz; e per mio padre, io teatro e penna. Tua madre è ancora jazz, io sono ancora penna: spero che tu resti musica ogni giorno.

Daniele Silvestri non ha mai smesso di essere musica. Ma non è solo musica, come il padre è anche penna. Perché lui, come afferma in quest'intervista rilasciata a Katia Ricciarelli, si sente soprattutto scrittore, un giocoliere di parole:


Il linguaggio, le frasi e il modo di utilizzarle è qualcosa che ho ereditato da mio padre. Da quando ero piccolo, è stato lui che con il suo modo di giocare con le parole mi ha abituato alla mobilità e alle mille possibilità che la lingua permette. Non mi considero un 'cantante' e sicuramente non un bravo cantante. Mi piace scrivere, in qualunque forma, non necessariamente solo quella musicale, anche per il teatro, il cinema o altro ancora.

Nonostante sia dichiaratamente di sinistra, addirittura comunista, impegnato e per niente leggero, quando pubblica un disco o si presenta al Festival di Sanremo, conquista tutti, vince premi di critica e giuria e occupa le vette delle classifiche e i palinsesti di tutte le maggiori radio commerciali. Il suo stile inconfondibile, versatile ed ironico, si materializza nell'eterogeneità dei temi trattati nelle sue canzoni e nei diversi ritmi, con una chiara preferenza per le sonorità latinoamericane, che fanno da sottofondo alle storie:

Il mio nemico (leggi), sui diritti umani cantata insieme al gruppo Inti Illimani, icona della canzone di lotta;

Gino e l'Alfetta (leggi, vedi), inno ufficiale del Gay Pride 2007; La paranza (leggi, vedi), surreale sfogo autobiografico; A me ricordi il mare, (leggi, vedi) leggera e malinconica, in collaborazione con Andrea Leuzzi, in arte Bove, cantante dei bravissimi Otto Ohm; la coinvolgente ed autoironica Salirò (leggi, vedi). Per vedere altri video di questo cantautore, clicca qui,

giovedì 13 novembre 2008

Quelo (e altri)


(foto da internet)

Cari chiodini, attenzione: adesso c'è Quelo... Chi è Quelo? Quelo (sì, con una sola elle) è una specie di divinità di legno, con quattro o cinque chiodi che, all'occorrenza, può diventare un telefono! Quelo è la risposta alla crisi, alla violenza, all'incomprensione... Quelo dà una speranza al genere umano...
Di chi stiamo parlando? Di Corrado Guzzanti, ovviamente; fratello della famosa Sabina (la regista del film Viva Zapatero) e figlio del senatore del Popolo delle libertà, Paolo Guzzanti.
Attore, sceneggiatore e comico, Corrado Guzzanti ha dato vita a personaggi divertentissimi, quali
E ha imitato personaggi reali, quali

Nel 2006 Corrado Guzzanti ha girato il film Fascisti su Marte.
Vi lasciamo con una divertentissima parodia de Il Sorpasso con Tremonti e Bossi come attori protagonisti (vedi>>).

Buon divertimento!!

mercoledì 12 novembre 2008

Carinerie da presidente


(foto da internet)
Ieri ricordavamo lo slogan di mamma Rai: Di tutto di più. E la notizia di oggi non fa che affondare il dito nella piaga.
Se vi facessimo questa domanda, ci prendereste sul serio o ci guardereste di sottecchi e vi fareste una risatina che si tradurrebbe in «Non ho tempo da perdere con queste sciocchezze inverosimili!»?
Domanda: Ci credereste se vi dicessimo che in un incontro politico bilaterale, un presidente del Consiglio, per rendere omaggio al suo omologo oltreoceano, si è presentato al summit con i calciatori che vivono nel paese ospite però originari del paese visitante?




Ebbene non ve ne stupiate, perché sono cose che succedono davvero nella terra delle barzellette. Il presidente Silvio Berlusconi, nella sala stampa di Villa Madama, ha sfoggiato la panchina della Seleçao. Infatti alla conferenza stampa congiunta con il presidente brasiliano Luis Ignazio Lula, il premier di casa nostra si è presentato con tutti i giocatori milanisti del Brasile seduti in prima fila. Da Kakà a Pato, dalla star Ronaldinho a Dida, da Emerson al direttore tecnico Leonardo, i brasiliani del Milan erano tutti ad ascoltare le parole del presidente rossonero-presidente del Consiglio.
«Ho fatto questa sorpresa a Lula perchè lui sa tutto di calcio. [...]I campioni che sono qui sono dei maestri di vita. Sia fuori che dentro al campo. Portano prestigio al Brasile. Sono felice di avere tanti campioni in una squadra di cui ho qualche...responsabilità». Per carità, ne è solo il presidente!!!

(foto da internet)
Lula è stato apparentemente al gioco, ricordando che «in Brasile ci sono così tanti italiani che c'era pure una squadra chiamata la "palestra Italia", poi diventata Palmeiras».
Berlusconi, non contento di far parlare mezzo mondo per l’ennesima gaffe degli ultimi giorni su Obama, non finge neanche più di essere un politico e sfodera in tutte le occasioni i suoi interessi di uomo d’affari.
Tra una carineria e l’altra addirittura fa credere di avere l’antidoto per risolvere l’attuale crisi.
Cose dell'altro mondo!!!

martedì 11 novembre 2008

Somari e furbetti della scuola italiana

(foto da internet)


In Italia, com'è noto, si potrebbe adottare, per ogni aspetto della vita civile e politica, il vecchio slogan pubblicitario della Rai: Di tutto, di più.
Ad esempio, la signora Gelmini, il ministro della Pubblica Istruzione del nostro paese, lombarda doc, ha sostenuto l'esame da avvocato in Calabria, e cioè nel posto dove si passava di più. Quisquilie, direbbbe Totò. Il sud serve anche a questo: ai furbetti.
Passiamo ai somari. Filippo Andreatta, docente presso l'Università di Bologna, ha raccolto i risultati dei test d'ammissione degli studenti del suo ateneo in una specie di preoccupante stupidario.
Un giovane aspirante scienziato politico, alla domanda: "chi uccise Giacomo Matteotti?". Risponde: "Le Brigate Rosse"!!!
Afferma Andreatta: "Nessuno degli studenti intervistati aveva una conoscenza dettagliata dell’evoluzione politica della Repubblica e la maggior parte non ne ha nemmeno un’idea generale". E ha ne fornito qualche piccola prova.
Piazza Fontana è stata scambiata per un luogo dove vedersi il prossimo fine settimana e i fratelli Rosselli sono stati confusi con dei costruttori di scarpe!


(foto da internet)

Alla domanda: "cos’è stato il Movimento sociale italiano?". Si risponde: "un’azienda di stato".
Ad altri erano sconosciuti "quali partiti si sono fusi nel Pdl, o nel Pd".
Vuoto assoluto sulla crisi nel Caucaso, le tensioni in Pakistan (attribuite a Gheddafi che -poveretto- qualcosa c’entra sempre!), le elezioni americane o il crac finanziario negli Stati Uniti.
Alcuni studenti universitari sono convinti che il Pci di Palmiro Togliatti sia stato il partito che ha governato l’Italia "per gran parte della storia repubblicana" (in linea con le tesi che compaiono nell’opuscolo "Italia Forza", spedito nelle case degli italiani per le ultime elezioni dal partito di Berlusconi).
P.s. c'è stata un'aspirante giornalista che, alla prova di ammissione al corso organizzato da La Stampa, alla domanda: "Chi è il Dalai Lama?" Ha risposto: "E' un vulcano".

Auguri vivissimi!

lunedì 10 novembre 2008

Juno generation


(foto da Trovacinema)
Si è scritto molto di Juno, premio Oscar per la migliore sceneggiatura, che affronta il delicato argomento delle gravidanze giovanili. E non è certo una sorpresa, perché si tratta del film indipendente di maggior successo della storia. Juno è il nome della protagonista, una ragazzina sedicenne anticonformista, brillante e sicura di sé che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita con apparente indifferenza, mentre vive tutti i turbamenti di una gravidanza indesiderata che la farà diventare improvvisamente adulta.


Il film è stato campione d’incassi in America, dove ha raggiunto 71.250.000 $ in soli 28 giorni. La ragione del successo del film negli U.S.A. non è soltanto l’impeccabile fattura della pellicola, ma soprattutto l’interesse che l’argomento suscita nei cittadini americani. La preoccupazione arriva a tal punto da indurre la Rand Corporation a pubblicare sul numero di novembre della rivista Pediatrics, il giornale ufficiale dell'Accademia americana dei pediatri, uno studio sui possibili motivi dell’apparizione della Juno Generation.
Ma a quale conclusione sono giunti i pediatri che hanno portato a termine l’investigazione? Secondo i ricercatori i programmi televisivi in cui si affrontano tematiche sessuali raddoppierebbero il rischio di gravidanze indesiderate fra le adolescenti.
Per arrivare alla questa conclusione la Rand Corporation, ha condotto, dal 2001 al 2006, un sondaggio telefonico longitudinale su un campione di adolescenti tra i 12 e i 17 anni. Il sondaggio, misurando il tempo trascorso davanti alla televisione, le conoscenze sessuali, l'attitudine, il comportamento e una vasta scala di variabili demografiche e psicologiche, ha cercato di prevedere le abitudini e il comportamento sessuale degli adolescenti. Se volete saperne di più, leggete l’articolo pubblicato da La Repubblica.
E voi, che ne pensate? Credete che impedire ai ragazzi di vedere troppo la tv possa essere una soluzione valida al problema delle gravidanze indesiderate?